leader [→ leaderismo … ]

leader (da to lead = guidare) in italiano corrisponde a capo, per es. di un partito politico (dunque un capopartito), di un movimento (un leader sindacale), dunque il capofila, il capolista, o una guida (di prestigio quindi anche un modello di riferimento), un capo carismatico, un esponente (o dirigente) di punta che a seconda dei contesti può coincidere con il presidente o il segretario di un partito. In senso lato corrisponde anche a chi è in vista, chi conta o primeggia, quindi anche l’uomo di punta, il portavoce, es.:  il leader (= portavoce, l’esponente carismatico) di un gruppo musicale; un → opinion leader, cioè un influente, chi è in grado di influenzare l’opinione pubblica, per es. un giornalista di prestigio; un’azienda leader è un’azienda che primeggia, primaria in un settore, un’azienda guida, punto di riferimento, la più prestigiosa; nello sport può indicare il capoclassifica, chi guida la classifica, chi è primo. Ha generato leaderismo (un comportamento o una posizione dominante) e leaderistico.




11 commenti su: leader [→ leaderismo … ]

  • Nei miei pubbliredazionali, «azienda leader» lo rendo di solito con «azienda capofila [nel settore ecc.]». Fossimo un tantino piú coraggiosi, adatteremmo anche noi la parola in «lídero», come fanno gli spagnoli con «líder»: lo dico soprattutto perché il forestierismo ha dato vita a derivati.

    • Più che coraggiosi direi fieri della nostra lingua e senza complessi di inferiorità verso l’angloamericano (invidio gli spagnoli). Il punto di usare “azienda capofila” in ambito lavorativo è quello di passare per chi non sa padroneggiare il linguaggio e dunque di apparire non professionali, il che è penalizzante. Io insegno spesso in corsi di storytelling o di copywriting, ma non posso evitare di usare queste definizioni, che mi limito a storpiare scherzosamente con storty-telling e copri-water, e posso solo affiancare come sinonimi secondari espressioni come tecniche di narrazione, scrittura creativa o pubblicitaria. Mi è stato persino fatto osservare che “questo tipo di linguaggio lavorativo richiede l’uso della terminologia inglese”, e sono stato redarguito perché dicevo competitore invece di competitor o missione invece di mission in quanto le mie “scelte eccentriche di parlare in un italiano formalmente corretto ma non in uso non sono funzionali al linguaggio del lavoro”. In sintesi – ma è solo la mia opinione – azienda capofila mi pare vada bene come sinonimo secondario, oppure in contesti non lavorativi, in quelli lavorativi azienda primaria, più prestigiosa, di riferimento credo che siano più digeribili dagli anglomani, e per puntare sull’italiano c’è una forte ragione: “azienda leader” è diventata un’espressione così inflazionata da essere controproducente. Ti lascio una battuta che però mi ha aiutato a convincere gli interlocutori ad abbandonare l’inglese in questo caso: “ANNUNCI DI LAVORO: azienda leader cerca settore in cui operare”.

  • Grazie. Sí, credo anch’io che i tuoi equivalenti siano piú convincenti per l’anglomane medio. Resta il fatto che, come hai notato tu, oggi tutte le aziende si definiscono «aziende leader», perciò usare la formulazione italiana —la mia meno comune, le tue piú accettabili da tutti— è una ventata di novità (finché anche l’espressione italiana non diventerà luogo comune, ma sempre meglio che un luogo comune anglicizzante).

  • ha anche significato di stratega.
    Poi altri sinionimi: capitano, comandante, condottiero, capintesta, capeggiatore, principale, poco diffuso caporale, autorità, autorevole.

    • Grazie in alcuni contesti mi pare un’alternativa valida, il leader o portavoce o referente di un’organizzazione, per esempio.

  • La traduzione più corretta per “leader”, in italiano sarebbe ” duce”,ma,per ovvie implicazioni di ordine storico e politico ,e’ assolutamente improponibile: desterebbe ilarità’ affermare che Berlinguer e’ stato il duce del Partito Comunista Italiano. Per quanto riguarda il termine “azienda leader” e’ attestata l’espressione “azienda all’avanguardia”. In un articolo riportato parecchi anni fa su un giornale( non mi ricordo quale fosse)si parlava di come,in Emilia, gli imprenditori fossero restii ad utilizzare “azienda leader” , nel pubblicizzare la propria ditta, a causa dell’assonanza di ” leader” con il termine dialettale emiliano ” lèder”, vale a dire ” ladro”.

    • Grazie, in effetti le parole hanno una connotazione oltre a una denotazione e “duce” non è più utiizzabile per ciò che evoca. Il gioco di parole leader/lèder, cioè ladro in emilano era un’osservazione di Paolo Monelli in “Barbaro dominio” che ironizzava sulla pronuncia dell’anglicismo negli anni ’30, che avrebbe dovuto suonare più o meno “lida” e non “leader” letto come si scrive e come forse allora si diceva; in realtà oggi “azienda leader” si trova sempre meno perché è così inflazionato da risultare ridicolo. Riporto una battuta umoristica in proposito: “ANNUNCI – Azienda leader cerca settore in cui operare.” All’avanguardia mi pare una riformulazione più sensata per esprimere analoghe formule, anche se non ha in sé il concetto di primaria. Un saluto.

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