leader [→ leaderismo … ]

leader (da to lead = guidare) in italiano corrisponde a capo, per es. di un partito politico (dunque un capopartito), di un movimento (un leader sindacale), dunque il capofila, il capolista, o una guida (di prestigio quindi anche un modello di riferimento), un capo carismatico, un esponente (o dirigente) di punta che a seconda dei contesti può coincidere con il presidente o il segretario di un partito. In senso lato corrisponde anche a chi è in vista, chi conta o primeggia, quindi anche l’uomo di punta, il portavoce, es.:  il leader (= portavoce, l’esponente carismatico) di un gruppo musicale; un → opinion leader, cioè un influente, chi è in grado di influenzare l’opinione pubblica, per es. un giornalista di prestigio; un’azienda leader è un’azienda che primeggia, primaria in un settore, un’azienda guida, punto di riferimento, la più prestigiosa; nello sport può indicare il capoclassifica, chi guida la classifica, chi è primo. Ha generato leaderismo (un comportamento o una posizione dominante) e leaderistico.




5 commenti su: leader [→ leaderismo … ]

  • Nei miei pubbliredazionali, «azienda leader» lo rendo di solito con «azienda capofila [nel settore ecc.]». Fossimo un tantino piú coraggiosi, adatteremmo anche noi la parola in «lídero», come fanno gli spagnoli con «líder»: lo dico soprattutto perché il forestierismo ha dato vita a derivati.

    • Più che coraggiosi direi fieri della nostra lingua e senza complessi di inferiorità verso l’angloamericano (invidio gli spagnoli). Il punto di usare “azienda capofila” in ambito lavorativo è quello di passare per chi non sa padroneggiare il linguaggio e dunque di apparire non professionali, il che è penalizzante. Io insegno spesso in corsi di storytelling o di copywriting, ma non posso evitare di usare queste definizioni, che mi limito a storpiare scherzosamente con storty-telling e copri-water, e posso solo affiancare come sinonimi secondari espressioni come tecniche di narrazione, scrittura creativa o pubblicitaria. Mi è stato persino fatto osservare che “questo tipo di linguaggio lavorativo richiede l’uso della terminologia inglese”, e sono stato redarguito perché dicevo competitore invece di competitor o missione invece di mission in quanto le mie “scelte eccentriche di parlare in un italiano formalmente corretto ma non in uso non sono funzionali al linguaggio del lavoro”. In sintesi – ma è solo la mia opinione – azienda capofila mi pare vada bene come sinonimo secondario, oppure in contesti non lavorativi, in quelli lavorativi azienda primaria, più prestigiosa, di riferimento credo che siano più digeribili dagli anglomani, e per puntare sull’italiano c’è una forte ragione: “azienda leader” è diventata un’espressione così inflazionata da essere controproducente. Ti lascio una battuta che però mi ha aiutato a convincere gli interlocutori ad abbandonare l’inglese in questo caso: “ANNUNCI DI LAVORO: azienda leader cerca settore in cui operare”.

  • Grazie. Sí, credo anch’io che i tuoi equivalenti siano piú convincenti per l’anglomane medio. Resta il fatto che, come hai notato tu, oggi tutte le aziende si definiscono «aziende leader», perciò usare la formulazione italiana —la mia meno comune, le tue piú accettabili da tutti— è una ventata di novità (finché anche l’espressione italiana non diventerà luogo comune, ma sempre meglio che un luogo comune anglicizzante).

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