account

account 1) nel linguaggio della Rete si può dire registrazione, profilo; letteralmente è un conto: in inglese si apre un account in banca ma anche su una piattaforma sociale, e si dice così anche in francese (compte), spagnolo (cuenta) e portoghese (conta); 2) impropriamente è usato anche come abbreviazione di → account executive, e negli annunci di lavoro corrisponde talvolta a procacciatore di clienti/venditore.




2 commenti su: account

  • Profilo va benissimo al posto di account. Ma profilo non è l’unica scelta adatta. Se diamo un’occhiata alle lingue sorelle dell’italiano, vedremo che hanno preferito eseguire un calco: il francese dice compte («créer un compte avec de fausses informations constitue une infraction aux conditions d’utilisation des réseaux sociaux»), il portoghese, conta («entre os utilizadores de redes sociais em Portugal, 96% têm conta»), lo spagnolo, cuenta («descubre las ventajas de verificar cuentas en redes sociales»). Uniformandosi al concerto latino, l’italiano dovrebbe dire conto (e dire reti sociali).
    Ma conto non è, da noi, termine della finanza? Sì, quanto l’inglese account. Ma l’inglese account e l’italiano conto hanno una grande affinità storica, non circoscritta alla finanza. Ecco degli esempi, alcuni tratti da autorevoli dizionari:
    The barman was doing his accounts (‘il barista faceva i suoi conti’)
    Money was of no account to her (‘per lei i soldi non contavano’)
    He began trading on his own account (‘si è dato al commercio per conto suo’)
    An embittered Charlotte is determined to settle accounts with Elizabeth (‘una avvelenata Charlotte è determinata a regolare i conti con Elizabeth’)
    Teachers should take a child’s age into account (‘gli insegnanti dovrebbero tenere conto dell’età del bambino’)
    She gave an account of her actions (‘lei rese conto dei suoi atti’)
    I opened an account (‘ho aperto un conto’)
    Quest’ultima frase, in inglese, è ambigua: può riferirsi al conto bancario o a quello digitale. Quando, nei decenni scorsi, account prese il senso di ‘area digitale in cui si conservano dati personali’, le lingue sorelle, ripetiamo, si limitarono a eseguire un calco semantico. Così si gioca a tennis con la lingua dominante: rispondendo.
    Eppure molti direbbero che conto fa sorridere. Può darsi. Ai parlanti delle altre lingue latine, in Europa e in America, fa sorridere il nostro computer, estraneo al loro lessico. Se vogliamo sostenere l’italiano, ci vuole elasticità mentale; elasticità per accettare le nuove parole o per dare alle vecchie parole un senso nuovo, consono ai tempi. La causa della reticenza, penso io, è dovuta anche alla rigidità con cui, in Italia, ci si pone davanti all’anglismo. Il problema in fondo è psicologico: l’inglese ci ammalia, ci stordisce e spesso non ci permette di adottare un traducente idoneo.

  • Grazie, Gabriele, della tua dotta e documentata precisazione. Avevo già letto questa tua ricostruzione nel tuo libro “Italiano urgente” e ho adesso modificato la voce grazie al tuo commento cercando di recepire quanto da te sottolineato. Un saluto.

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