8 commenti su: runner

    • Caro Armando… 🙂 avevo messo podismo su running, ma qui mi era scappato! L’ho subito aggiunto. Ti ringrazio tanto! A presto. Antonio.

  • È sempre più diffusa l’accezione di runner come colui che consegna pasti a domicilio. Forse andrebbe detto? E in questa accezione come lo dovremmo dire in italiano? Corriere? Fattorino? Commesso?

    • Grazie di questa segnalazione, Ettore. Hai ragione nel dire che si rintraccia nell’uso l’accezione di runner/fattorino, ma se non mi sbaglio (e a meno che non si cavalchi la metafora del corridore) è un uso improprio e una confusione con rider (https://aaa.italofonia.info/rider/) che testimonia come l’inglese venga spesso usato a sproposito e senza un motivo. Ho sentito confondere rider anche con biker (https://aaa.italofonia.info/biker/) cioè motociclista e al più “ciclista”. La metafora del rider, lett. cavaliere, cavalca a sua volta quella del cavallo, sostituendo l’immagine ottocentesca del servizio “pony express” (https://aaa.italofonia.info/pony-express/) che era un servizio di posta effettivamente effettuato a cavallo e di corsa, con quella dei fattorini in moto. Oggi si parla più spesso di rider che non sono altro che ciclofattorini, quando si spostano in bicicletta, ma durante le quarantene del coronavirus capitava anche che si spostassero in auto, oppure capita che utilizzino la moto… insomma sono solo fattorini, che a seconda delle situazioni potrebbero essere definiti galoppini, o anche corrieri, spedizionieri…

  • “Corridore” copre un campo semantico ampio giacché si può anche essere corridori su disparati mezzi meccanici. Se alla domanda “che sport pratichi” rispondo “sono un corridore” senz’altro aggiungere, nell’interlocutore resta il dubbio riguardo a che tipo di corridore io sia. Se viceversa replico “sono un podista” l’unico dubbio che potrà ragionevolmente serbare è se pratichi la corsa o la marcia, giacché un marciatore è anch’egli in generale un podista. Dunque “podista” scelta a mio avviso largamente preferibile, piú precisa.

    • Grazie Stefano, il taglio di questo dizionario, come tutti quelli dei sinonimi, è quello di suggerire alternative in uso o possibili e sta a chi lo utilizza scegliere la parola che preferisce a seconda del contesto. Nessuna parola è sinonimo perfetto e l’uso che nei giornali si fa di “runner” (soprattutto durante la pandemia) ha spesso un senso generico che come “corridore” è vago. Passando dalla lingua comune ad ambiti più di settore “podista” può essere senz’altro più appropriato. Ma in generale evito di puntare a un solo traducente preferendo un ventaglio di possibilità più ampio (compresi gli iperonimi). Questa scelta ha uno svantaggio, perché spesso gli anglicismi sono (o meglio: ci appaiono in italiano) monosignificato, e la loro sostituzione con una parola sola può risultare più efficace, ma non è questo il taglio di questo lavoro. Un saluto.

  • Capisco e sostanzialmente condivido l’istanza! Ma credo nella necessità del pragmatismo e, da parlante che quotidianamente si scontra con inerzie oceaniche, trovo fondamentale per rendere praticabile la crociata (ché non è nulla di meno, anzi) avere sempre e immediatamente pronto, perciò fulmineamente opponibile, almeno un traducente quanto piú possibile preciso, credibile, perspicuo. Per intenderci, allorché mia nipote diciottenne (cultura liceale) che si professa “runner” praticante “running” (e naturalmente se esce per una seduta a bassa intensità va a fare “jogging”…) alla mia manifesta contrarietà domanda “be’, perché, tu come lo dici”, non posso mettermi a spigolare, pena il disinteresse immediato; devo bensí “fascinarla” in meno di un secondo calando anzitutto un traducente che pesi una mattonata e si assesti ben bene lí dove atterra. Dopodiché, a risultato sperabilmente conseguito, va da sé che procedono sinonimi e contestualizzazioni.
    Pertanto, in tale àmbito, invertirei senza meno l’ordine di scelta.

    • Sì, concordo anche io sulla pragmaticità della soluzione unica, anche se soppesando pro e contro ho dato vita a questo luogo che privilegia un altro criterio. Non concordo invece sulla metafora della “crociata”, davanti a questi trapianti linguistici sempre più invadenti credo che la questione sia quella della “resistenza” alla dittatura dell’inglese. Grazie dei questo scambio. Saluti.

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