navigator

navigator è un anglicismo introdotto nel 2018 dal ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio per designare la figura professionale preposta a trovare un’occupazione e a seguire il percorso di formazione di chi usufruisce del reddito di cittadinanza. Al momento non circolano molte alternative a questa parola, che in italiano è comunque un operatore di orientamento, cioè una guida all’orientamento o un tutore per l’orientamento, che si potrebbe anche chiamare orientatore volendo introdurre un neologismo comprensibile a tutti.




6 commenti su: navigator

  • Lo si potrebbe chiamare psicopompo. In analogia alla divinità delle mitologie antiche, che accompagnava le anime dei morti nell’oltretomba, l’odierno psicopompo accompagna le anime dei “non occupati” verso il mondo del lavoro.

  • 🙂 è una proposta dotta, ma forse un po’ lugubre nella sua ironia… (non ce lo vedo Di Maio alle prese con paroloni del genere). Grazie. Un saluto.

  • Navigator, in italiano, sarebbe ufficiale di rotta o navigatore e penso sia bene ricordarlo in quanto accezioni preminenti afferenti al mondo marittimo, piuttosto che a quelle che lo vorrebbero invece quale orientatore o tutore di pentastellata ideologia.

    • Hai ragione. Oltretutto “navigator” era anche un film degli anni ’80 che aveva appunto l’accezione collegata al manovrare una nave (spaziale) e non è diffuso in inglese con questa accezione metaforica di orientatore nel mondo del lavoro.

  • in senso lato il “navigator” è un operatore del mercato del lavoro, o un consulente alla ricollocazione professionale, o un addetto alle politiche attive del lavoro, o, nella dizione più burocratica, un tecnico dei servizi per l’impiego (classificazione ISTAT delle professioni)
    in realtà il “navigatore”, per come disegnato dal legislatore, assomma su di sè plurime funzioni (profilatore, orientatore, tutore, procacciatore di opportunità professionali presso le aziende, raccordatore con le reti del territorio, ecc.), quindi forse “consulente” è il traducente più corretto

    • Sono d’accordo, anche se al momento l’anglicismo si è ritagliato una sua specificità di difficile sostituzione con equivalenti più generici (dobbiamo ringraziare politici e mezzi di informazione che ricorrono all’inglese in modo stereotipato e senza le tante alternative che ci sarebbero).

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